LUPUS: RACCOMANDAZIONI SULL’UTILIZZO DI STEROIDI E BIOLOGICI

Dati recenti hanno dimostrato che l’effetto protettivo di questa cura si protrae a lungo. Per le donne che l’hanno seguita regolarmente per cinque anni, il rischio di morire di tumore al seno nei 15 anni successivi è inferiore di circa un terzo rispetto a quello delle donne che non si sono sottoposte al trattamento. In casi specifici, per ridurre ulteriormente il rischio di recidiva, sulla base dell’esame istologico iniziale e delle condizioni generali della paziente, l’oncologo può decidere di prolungare il trattamento fino a dieci anni. Il mieloma multiplo viene generalmente trattato con diversi farmaci contemporaneamente per rallentare il decorso della malattia. Le strategie terapeutiche contro il mieloma multiplo comprendono diversi farmaci in monoterapia o in associazione che permettono il rallentamento del decorso della malattia. Il tipo di terapia dipende dallo stadio della malattia, dai sintomi, dai segni e dalle terapie precedenti.6 Il tuo medico, sulla base delle linee guida, sceglierà il trattamento più adatto alle tue esigenze.

Molti tumori del seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori per gli estrogeni, per il progesterone o per entrambi. Per verificare tale condizione, si effettua un esame istologico sul materiale prelevato nel corso di una biopsia o dell’intervento chirurgico, Se i recettori sono effettivamente presenti, si dice che il tumore è positivo per i recettori degli estrogeni (ER+) e/o per quelli del progesterone (PR+). Ciò significa che gli ormoni sessuali femminili stimolano la crescita della massa tumorale, e che quindi la terapia ormonale è indicata. Questo tipo di trattamento non viene preso in considerazione se il tumore non presenta i recettori (ed è quindi detto “negativo” per questi due fattori). La scelta del tipo di trattamento da adottare nei singoli casi, oltre che dal grado di avanzamento della malattia, dipende dal fatto che la donna sia già entrata o meno in menopausa. Gli ormoni sessuali, estrogeni e progestinici, sono implicati anche nello sviluppo del cancro dell’ovaio, stimolando la proliferazione delle cellule cancerose.

Quali classi di farmaci saranno disponibili in futuro?

I dati forniti dagli utenti non saranno comunicati a soggetti terzi salvo che la comunicazione sia imposta da obblighi di legge o sia strettamente necessario per l’adempimento delle richieste e di eventuali obblighi contrattuali. Tutti i dati di cui al successivo punto 2 verranno conservati per il tempo necessario al fine di fornire servizi e comunque per il raggiungimento delle finalità per le quali i dati sono stati raccolti, e in ottemperanza a obblighi di legge. L’eventuale trattamento di dati sensibili da parte del Titolare si fonda sui presupposti di cui all’art. Il desametasone è comunemente utilizzato in svariate patologie, comprese quelle reumatologiche, ove si sta facendo strada grazie alla sua pronta azione sul dolore, che comporta anche una ridotta espressività della sostanza P. Inoltre, il desametasone possiede anche un ulteriore meccanismo d’azione (quello non genomico) dose-dipendente, che utilizza recettori presenti sui neuroni9,10. Qualsiasi sia la via di somministrazione è importante ricordare che il cortisone deve essere gradualmente scalato e non sospeso in maniera improvvisa.

In particolare, in questo modo le ovaie smettono di produrre ormoni (ablazione o soppressione ovarica). Inizialmente furono proposti trattamenti con alte dosi per brevi periodi, la cui è efficacia è stata smentita da alcune revisioni alla metà degli anni’90 (1). Per questo motivo sono stati proposti regimi terapeutici a basati su dosi più basse, ma le evidenze a riguardo risultano tutt’ora contraddittorie con i due più importanti trial randomizzati che riportano conclusioni conflittuali (Annane 2002 e Sprung 2008). Questi risultati rafforzano l’indicazione a iniziare al più presto il trattamento nei casi di diagnosi accertata di SM, in particolare se sono presenti fattori associati a una prognosi meno favorevole.

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Circa il 5-10% dei pazienti risulta intollerante a tale farmaco, per cui diventa necessario sospenderlo. La 6-mercaptopurina, metabolita attivo dell’azatioprina, è ben tollerato da un’ampia proporzione di coloro che sono intolleranti all’azatioprina, e rappresenta una valida ed efficace alternativa, al dosaggio di 1-2 mg/kg/die. La quasi totalità dei pazienti con EAI mostra una buona risposta alla terapia anti-infiammatoria steroidea, con rapido calo e successiva normalizzazione delle transaminasi prima e delle IgG poi, che deve essere accompagnata dal progressivo e prudente decalage dello steroide (1). Qualche volta la mancata risposta allo steroide può verificarsi a causa della scarsa aderenza ad un regime terapeutico aggressivo che determina effetti collaterali anche cosmetici particolarmente spiacevoli (acne, irsutismo, gibbo, strie rubrae), specie nelle prime fasi, se i dosaggi non sono sapientemente calibrati. In tali contesti budesonide al posto degli steroidi classici potrebbe essere utile, qualora l’entità della flogosi epatica non sia particolarmente elevata. Le linee guida dell’ACR 2010 raccomandano nel paziente che deve assumere steroidi per una durata prevista pari o maggiore a 3 mesi, di mantenere un apporto totale di calcio di 1200 mg/die ed un introito di vitamina D pari a 800 UI/die mediante dieta e/o supplementi (livello di evidenza A) (9).

  • I pazienti reclutati nello studio sono stati randomizzati al trattamento intra-articolare con 40 g di triamcinolone o placebo a cadenza trimestrale per un totale di 8 iniezioni.
  • In quest’ultimo caso occorre anche accertarsi che non ci sia una gravidanza in atto prima di iniziare la cura.
  • Se ne conoscono gli effetti benefici già da diversi anni, i risultati sono soddisfacenti.
  • Non di rado il paziente preferisce mantenere la immunosoppressione in monoterapia a tempo indeterminato piuttosto che rischiare la riesacerbazione dell’EAI e quindi la necessità di dovere assumere nuovamente lo steroide.

Durante il trattamento si può manifestare prurito e eritema, risulta molto efficace se associato ai cortisonici topici. L’associazione di queste modificazioni corporee rende al medico relativamente facile riconoscere una virilizzazione. Gli esami possono stabilire i livelli di androgeni nel sangue e, se questi sono alti, la probabilità che tali alterazioni provengano dagli organi sessuali o dalle ghiandole surrenali.

L’approccio terapeutico alla malattia è molto diverso a seconda del contesto (la gestione del paziente al proprio domicilio piuttosto che in ospedale) e della gravità della malattia. Un esempio per tutti sono gli steroidi, efficaci nelle forme gravi con insufficienza respiratoria e addirittura dannosi nelle forme lievi. Questo corso, aggiornato mensilmente, ti tiene al passo coi tempi fornendoti via via tutte le prove emerse dalla letteratura scientifica. La cosiddetta “minipillola” a base di soli progestinici è prevalentemente utilizzata dalle donne che non possono assumere estrogeni.

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Anche per questo, a partire dall’esperienza americana della National Alopecia Areata Foundation, sia pazienti che medici hanno ritenuto che possa essere utile anche in questa patologia la creazione di associazioni e gruppi di supporto. Ciclosporina A La ciclosporina per via sistemica necessiterebbe dell’impiego di dosi elevate (6 mg/Kg/die) per ottenere una ricrescita accettabile con effetti secondari piuttosto marcati e ricaduta alla sospensione. Contraddittori sono i dati ottenuti dalla associazione con piccole dosi di prednisone.

Le terapie oncologiche possono essere dannose per l’osso, per cui occorrono delle valutazioni dal punto di vista osteometabolico. È stato dimostrato che l’assunzione della pillola può ridurre dal 30 al 50 per cento le possibilità di sviluppare un tumore ovarico rispetto a chi non ne ha mai fatto uso. Tale riduzione è stata osservata anche nelle donne con mutazioni dei geni BRCA1 e 2 e quindi ad alto rischio familiare di sviluppare un cancro del seno o dell’ovaio. Tuttavia oggi la pillola non è considerata un farmaco preventivo per il tumore ovarico.

Nei pazienti con sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica, due manifestazioni cutanee molto gravi con una componente iatrogena elevata, l’aggiunta di un inibitore del fattore di necrosi tumorale alla terapia steroidea può ridurre la durata della malattia nella fase acuta e la degenza ospedaliera. Se il livello di androgeni è molto alto, alcuni centri adottano un test di soppressione con desametasone per aiutare a stabilire se il problema sia dovuto a un adenoma o a un’iperplasia surrenale. In caso di iperplasia Genotropina 16ME 5,3 mg (HGH) surrenale, la somministrazione del farmaco desametasone inibisce la produzione di androgeni da parte delle ghiandole surrenali. In caso, invece, di adenoma o di cancro, il desametasone riduce la produzione di androgeni solo parzialmente o non la riduce affatto. Sono molteplici i farmaci utilizzati nel trattamento del mieloma multiplo, ognuno caratterizzato da un diverso meccanismo d’azione. Ciascuna di queste categorie può contenere farmaci con target diversi (vedi “Terapie attuali per il mieloma multiplo”).